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Eurasia


Anno Europeo del Dialogo Interculturale

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venerdì, 13 marzo 2009
Rally: Cercasi Ufficiali di Gara

 

Ufficiali di Gara Mantova

 

postato da: Vocefranca alle ore 17:29 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 04 dicembre 2008
Corriere.it si apre ai commenti dei lettori
Corriere della Sera.it
MILANO - Mezzo milione di lettere ricevute, 40 mila pubblicate sul web, 140 mila visitatori, metà dei quali dall'estero, e più di 80 pizze in giro per il mondo: sono i numeri di , il forum di Beppe Severgnini su , che ieri - 3 dicembre 2008 - ha festeggiato i dieci anni di vita. Un record di longevità, per un esperimento lanciato quando la parola Internet faceva ancora storcere il naso a Leggi ancora...
postato da: Vocefranca alle ore 10:22 | Permalink | commenti
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martedì, 02 dicembre 2008
Dioniso Band al Palacover di Villafranca di Verona

Sabato 6 Dicembre 2008

ore 22.30

Presso la nuova tensostruttura "Palacover" di Villafranca di Verona (Zona Mercati Generali).

Dioniso in Concerto 

Dopo una breve pausa per la preparazione di materiale del nostro nuovo disco,  ritorniamo con un concerto Elettrico presso la  nuova tensostruttura "Palacover" di Villafranca di Verona.
Divideranno il palco con noi  Cherry Lips e L'Or.
La serata è organizzata da Tutto Musica con il sostegno di Davvero Comunicazione ed il patrocinio del Comune di Villafranca.


http://www.dioniso-band.com
http://www.myspace.com/dionisomyspace


comunicato stampa a cura di 
postato da: Vocefranca alle ore 12:48 | Permalink | commenti
categoria:musica, news, villafranca
martedì, 02 dicembre 2008
Il profilo di Villafranca al tramonto

Villafranca Skyline 27.11.2008

 

postato da: Vocefranca alle ore 12:36 | Permalink | commenti
categoria:fotografia, villafranca
giovedì, 27 novembre 2008
60° Anniversario Dichiarazione Diritti Umani
Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite firmava a Parigi la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.
Per la prima volta nella storia dell’Umanità, venne prodotto un documento riguardante tutte le persone del mondo, senza distinzioni.
 
Eleanor Roosevelt and Human Rights Declaration 1948
 
La Dichiarazione rappresentava il prodotto dell’indignazione per le atrocità perpetrate durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre che il frutto della riflessione filosofica di personalità del calibro di Voltaire, Immanuel Kant, Nietzsche, ….
 
Nel 60° anniversario di questo prezioso documento, assistiamo ancora oggi, purtroppo sempre più di frequente in svariati angoli di mondo, alla limitazione o alla totale negazione dei diritti umani in essa sanciti e ribaditi.
 
La dignità umana va promulgata, supportata e difesa sempre, a partire dal nostro quotidiano, da quelle “piccole cose” che sono proprio il motto su cui Amnesty International basa quest’anno la sua campagna di sensibilizzazione e tributo.
 
Numerose sono le manifestazioni che, sul nostro territorio, celebreranno l’Anniversario della Dichiarazione, tra i vari ricordiamo:


Il presidio organizzato per il 10 dicembre dalla Comunità di Emmaus in Piazza Giovanni XXIII a Villafranca di Verona.
Dalle 18.30 alle 19.30 si potrà condividere la lettura degli articoli della Dichiarazione, proporre riflessioni, spunti, letture,.., che alimentino l’impegno individuale e collettivo per lo sviluppo di una società rispettosa dei diritti umani;
 
Artists for Amnesty (dal 7 dicembre 2008 al 7 febbraio 2009), evento organizzato dal Gruppo Amnesty Verona all’interno del progetto Small Places Tour lanciato in tutto il mondo da Amnesty International.
Il significato del nome del progetto è da ricercarsi in quanto volle trasmettere Eleanor Roosevelt quando disse: “Dove hanno inizio, dopo tutto, i diritti umani universali? In posti piccoli, vicino a casa, così vicini e così piccoli che non possono essere visti su nessuna mappa del mondo”.
 
 
Infine, di seguito potete trovare il link al video che venne prodotto nel 1988 nell'ambito della serie di concerti "Human Rights Now! Tour", organizzati da Amnesty International in occasione del 40mo anniversario della Dichiarazione


http://it.youtube.com/watch?v=epVZrYbDVis


L'animazione illustra i 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è stata diretta da Stephen R. Johnson e presenta contributi di autori e musicisti, tra i quali David Byrne, Mark Mothersbaugh, Laurie Anderson e altri ancora.
 
L'ingiustizia in un luogo qualsiasi è una minaccia per la giustizia ovunque”
(Martin Luther King, JR.)
 
postato da: Vocefranca alle ore 13:29 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 26 novembre 2008
Lazise: Punti di Svista

 Punti di Svista

Info sul regolamento: http://www.ilgardesano.it/sito/zconcorsopds_regolamento.doc

 

postato da: Vocefranca alle ore 16:49 | Permalink | commenti
categoria:news, fotografia, mostre
martedì, 25 novembre 2008
Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne

 

Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne

postato da: Vocefranca alle ore 19:22 | Permalink | commenti
categoria:news
lunedì, 24 novembre 2008
A proposito di Diritti Umani.....
E’ una questione di Diritti Umani, oltre che di storia, ricordare che, quando il Supremo Comandante delle Forze Alleate, Generale Dwight D. Eisenhower, incontrò le vittime dei campi di concentramento, ordinò che fosse fatto il maggior numero di foto possibili, e fece in modo che i tedeschi delle città vicine fossero accompagnati fino a quei campi e persino sepellissero i morti.
E il motivo, fu da lui così spiegato:

"Che si tenga il massimo della documentazione - che si facciano filmati -
che si registrino i testimoni - perchè, in qualche momento, durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo! "

Olocausto
 
Questa settimana, il Regno Unito ha rimosso l'Olocausto dai piani di studio scolastici poichè offendeva la popolazione musulmana che afferma che l'Olocausto non è mai esistito.
 
Questo è un presagio spaventoso sulla paura che si sta diffondendo nel mondo, e che così facilmente ogni Paese sta permettendo di far emergere.

Sono trascorsi più di 60 anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale ed ora, più che mai, a fronte di qualcuno che sostiene che “L’Olocausto è un mito”, è fondamentale fare in modo che il mondo non dimentichi mai.

"Tutto ciò che è necessario per il trionfo del male,
 è che gli uomini di bene non facciano nulla"
(Edmund Burke)
postato da: Vocefranca alle ore 15:21 | Permalink | commenti
categoria:news
sabato, 22 novembre 2008
Tramonto su Villafranca di Verona

 Tramonto4 22.11.2008

postato da: Vocefranca alle ore 19:21 | Permalink | commenti
categoria:
sabato, 15 novembre 2008
L'Assessorato alla Cultura del Comune di Sommacampagna, il Comitato della Biblioteca e l'Associazione Culturale Crea di Custoza vi invitano all'incontro con:

Yolande Mukagasana

Le Ferite del Silenzio

Yolande Mukagasana

Testimonianze del genocidio in Rwanda

La Mukagasana, sopravvissuta al genocidio del 1994 in Rwanda, presenterà i suoi libri La morte non mi ha voluta e Le ferite del silenzio, di recente pubblicazione, che raccolgono testimonianze di vittime e carnefici.

"Nel momento in cui ho messo piede sul vecchio continente, ho capito che amavo ancora il mio paese nonostante le sofferenze patite. E ho capito che un giorno avrei fatto il lavoro di ... dialogare non solo con i superstiti del genocidio ruandese del 1994, ma anche con i boia. E cercare di mettere questi due dialoghi in prospettiva cioè, per quanto possibile, fare comunicare il boia con la vittima. Perché? Perché ne va della dignità del popolo ruandese. Non ci sarà riconciliazione senza giustizia, certo, ma non ce ne sarà neppure se i boia saranno demonizzati in blocco. Ciò che ho capito ... è che tra i boia, alcuni sono vittime dell'essere boia..."

L'incontro avrà luogo venerdì 21 novembre alle ore 21 presso il Municipio di Sommacampagna, al primo piano di Palazzo Terzi.

Ingresso libero.
In collaborazione con Libreria Castioni di Lugagnano.
postato da: Vocefranca alle ore 22:52 | Permalink | commenti
categoria:news, intercultura, manifestazioni e convegni
mercoledì, 12 novembre 2008
Libano, Siria e Giordania: in viaggio tra pellicole al femminile
 
La prima moglie del profeta Maometto era una ricca e intraprendente donna saudita, che lo assunse per seguire i suoi affari sulla rotta siriana e fu proprio lei a chiedere a lui di sposarla.
 
L’analfabetismo, la misoginia, la sudditanza economica, le superstizioni, il fondamentalismo,…hanno tuttavia spinto alla deriva, nel corso dei secoli, la dignità della figura femminile, non solo nel mondo islamico, ma purtroppo anche nel mondo occidentale dove la donna è tutt’oggi “imbavagliata” da più subdoli veli.
 
L’emancipazione femminile, che in Occidente assunse i toni di una vera e propria rivoluzione, sta seguendo nel mondo islamico una traiettoria meno clamorosa ma non per questo meno evidente.
L’interazione con gli uomini, in questo processo di riconoscimento, è ancor lungi da venire, tuttavia le donne islamiche stanno riconquistando diritti ed istruzione, ponendo in questo modo le basi per la scalata al mondo economico ed imprenditoriale.
Meravigliose ambasciatrici di questa silente ma incessante avanzata rosa sono proprio le first ladies arabe: l’elegante Rania di Giordania, la mediatica Asma di Siria, la determinata Wafa´a Dikah Hamzé, consigliere del ministro dell’Agricoltura libanese nella cooperazione internazionale e nello sviluppo rurale e membro fondatore del Comitato Nazionale delle donne libanesi;
quest’ultima ad un recente meeting si è così espressa: “Essere donna è volontà del Signore. Essere una donna che lavora un risultato, essere madre è un riconoscimento. Essere tutto questo insieme è una sfida ed è una un’impresa”.
 
Esiste parimenti una schiera di donne “comuni” che, pur fortemente permeate dalle loro tradizioni, quotidianamente intraprendono un “viaggio oltre le barricate” alla conquista di un loro spazio intellettuale e d’azione, alla ricerca di un equilibrio tra tradizione e trasgressione, tra maschile e femminile.
 
Il viaggio non è solo tensione geografica, ma è conoscenza religiosa, politica ed è soprattutto ascolto e memoria storica , come ben espresso dal Presidente Napolitano, primo capo di Stato europeo a parlare alla Lega Araba riunitasi lo scorso ottobre a Il Cairo: «Non sono venuto solo per parlare, ma anche per ascoltare. E ciò che si ascolta serve a riflettere».
 
Al centro di questo halqa (circolo di spettatori attorno ad un cantastorie) ho scelto di porre proprio le donne, quale patrimonio immateriale e trait d’union ideale fra tradizione ed innovazione.
Donne erette su palchi stravolti e complicati da odi ancestrali, interessi economici e sanguinose lotte nazionaliste e che trovano un delicato e simbolico ritratto di sè nelle protagoniste di tre pellicole ambientate tra Libano, Syria e Giordania.
 
Iniziamo proprio con una donna, l’ esordiente sceneggiatrice Suha Arraf che, ne La Sposa Siriana, esprime chiaramente il doppio stato di minoranza vissuto da lei stessa: in primo luogo come donna, in secondo luogo come palestinese.
La pellicola, diretta da Eran Riklis, ci presenta un mondo tradizionale fatto dagli e per gli uomini che, saldamente ancorati agli odi tribali, spesso troviamo ciechi e sordi verso qualsiasi tipo di conciliazione.
Il cuore profondo di questo mondo è tuttavia scosso da qualcosa di inaspettato quanto inarrestabile: il coraggio e la determinazione delle donne che valicano le frontiere.
Donne con occhi antichi e tensioni moderne, accomunate dal desiderio di crescere e sfidare se stesse.
La storia è una sorta di teatro en plein air, tutto sembra sotto gli occhi di tutti eppure le molle che muovono questi burattini sono oscure e celate dietro le barricate che dividono il territorio del Golan ( occupato da Israele dalla fine degli anni 60) dalla Siria.
Aggrappati ai cancelli di frontiera, si comunica ad altavoce di cose futili, con megafoni si chiede il caffè, o le mele, ma il paradosso è che non c’è “linea” per poter parlare di questioni di vita o politiche.
La tristezza, la rabbia e l’impotenza della minoranza drusa, ridotta allo stato di “apolide” e condannata a non poter più tornare indietro una volta varcato il confine siriano, vengono totalmente assorbite dal bianco dominante dell’abito della sposa drusa, mentre intorno ad essa si consuma un vero e proprio teatro dell’assurdo.
Il messaggio del film è possibilmente ricercabile nella stessa cooperazione tra regista israeliano e sceneggiatrice palestinese, oltre che liricamente rappresentato nel finale del film dalle due sorelle: la maggiore che guarda oltre le barriere e la minore che oltrepassa fisicamente ed idealmente i confini burocratici.
Ci trasferiamo tra il confine israeliano e quello giordano,dove il regista Amos Gitai ambienta la sua Free Zone.
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postato da: Vocefranca alle ore 13:51 | Permalink | commenti
categoria:viaggi, news, intercultura, multimedia, tradizioni, cinema e film festival
giovedì, 06 novembre 2008
Marocco: Viaggio attraverso i colori dell’anima
E’ l’ora delle leggende generate dal silenzio e dal deserto. E’ l’ora in cui il Piccolo Principe apparve a Saint-Exupéry…
 
Ed è con le parole di Mano Dayak, indimenticabile leader Tuareg “scomparso” nel 1995, e con lo spirito d’avventura del pilota dell’Aeropostale, Antoine de Saint-Exupéry, che attraversiamo lo Stretto di Gibilterra, puntando verso le frastagliate coste del continente Africano.
 
Al di là delle Colonne d’Ercole, a darci il benvenuto è il rosso della terra, costellato dai puntini degli alberi d’Argan, come in un quadro preimpressionista, e la polvere, sovrana e custode di questi luoghi di storia e leggenda….
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La sabbia del Marocco sembra voler mescolare in sé i granelli di molteplici culture, paesaggi, lingue,….antica ed imparziale spettatrice del passaggio di Cartaginesi, Romani, Fenici, Berberi, Tuareg, Arabi, Francesi,….
 
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Attraversiamo il possente dio Atlante degli antichi, baluardo e rifugio dei fieri berberi semiti; i fari della vettura sembrano assolutamente inadeguati in mezzo a questo paesaggio lunare, rubato al Babel di Inarritu.
L’unica luce reale è quella delle stelle, soprattutto quella di cui lo stesso Dante si dichiara “orfano”: la Croce del Sud, nota ai Romani come “Il Trono di Cesare”:
 
Io mi volsi a man destra e posi mente
all'altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor che alla Prima Gente.
 
Goder pareva il ciel di lor fiammelle
O settentrional vedovo sito
poi che privato se' di veder quelle!
(Purgatorio, Canto I)
 
Proseguiamo lungo le strade tortuose e polverose che attraversano gli avamposti dell’Alto Atlante, allertando pian piano i sensi al mutare dei colori della sabbia, che alla pari del hijab (il velo delle donne) vela e protegge la fierezza delle Kasbah e dei villaggi arroccati…
 
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Anziani, donne e bambini compaiono come figure di un presepe, coperti da fasci di grano, in sella ai loro asini, , intenti a lavare i panni in un fugace rigagnolo, avvolti negli jilbab (tuniche) che accendono di colore la monocromia della sabbia.
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Attraversiamo il villaggio di Chichaoua, vestito del rosso dei tappeti intessuti dai nomadi con magici motivi tribali e geometrici, e lentamente scivoliamo verso una pianura tanto arida quanto carica di promesse.
 
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Ai bordi della strada incominciano a disegnarsi piano piano i profili e le suggestioni della “Perla del Sud” e ci sentiamo un po’ come Aladino lungo il percorso che conduce dalla periferia fino al cuore pulsante della leggendaria Marrakech.
 
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"Temrakesh" per i berberi, "Merrakesh-el-Hamra" (che significa: Marrakech, il rosso), nel 1060 circa venne battezzata Marroukech (che significa ”vai di fretta”) dal guerriero sahariano Youssef Ben Tachfine, primo sovrano della dinastia almoravide.
Il nome derivava dalle carovane di predoni che spesso approfittavano di questa zona pianeggiante per saccheggiare i viaggiatori..
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Dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco la città, più che per la ricchezza delle architetture della dinastia almoravide e almohade, cattura per gli echi del passato che si intrecciano armonicamente attraverso il dedalo di vie dei souk e che rendono attori noi stessi di quel teatro open air che si snoda sino alla piazza Djema-el-Fnaa, ora gigantesco bazar all’aperto ma, un tempo, luogo delle esecuzioni pubbliche.
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Cerco di tenere come punto di riferimento la Koutoubia, minareto gemello della Giralda di Siviglia, ma la città sembra fatta di una serie infinita di sipari mobili, attraverso i quali si procede come incantati dall’odore dello zafferano, del cumino e del the alla menta, travolti dal rosso ruggine delle mura d’argilla che ci avvolgono e quasi ci conducono secondo un loro piano…
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Gli splendidi zellige (mosaici) blu e verdi del Palais de Bahia ci astraggano momentaneamente dal rosso turbinoso delle vie e ci accompagnano tra storie e leggende fino alla stanza della “Preferita” del Gran Vizir Ahmed Ben Moussa, che fece costruire questo palazzo nel 1880.
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Siamo in pieno Ramadan e la Scuola Coranica della Medersa Ben-Youssef, una delle più grandi del Magreb, è popolata di giovani studenti, alcuni dei quali ci guidano e ci illustrano gli spettacolari tratti architettonici oltre che le simbologie delle decorazioni.
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La delicatezza degli stucchi e la maestria nell’intaglio del cedro sono assolutamente comparabili a quelli delle recentemente riscoperte Tombe dei Saadiani, in quanto fu proprio tale dinastia a fornire il tratto artistico distintivo alla Medersa.
 
Dalla magia spirituale dei mausolei saadiens ci inoltriamo nel “girone dantesco” dei Souk.
La tradizione orale è ancora fortissima, lo si percepisce dai cantastorie sparsi ovunque, ma soprattutto lo si vive attraversando i quartieri dove, a prescindere dalla necessità o dal desiderio di acquisto, ci si trova a contatto con una varietà di culture (berberi, sahariani, andalusi, spagnoli, mori) che ci invitano a raccontarci a nostra volta…e il dado è tratto!
Entriamo in una bottega di gioielli berberi arroccata su 3 piani; saliamo fino all’ultimo piano dove, inaspettatata, ci si apre una terrazza mozzafiato, una vista esclusiva sull’incessante carosello che si snoda sotto i nostri occhi…
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postato da: Vocefranca alle ore 18:28 | Permalink | commenti
categoria:viaggi, news, fotografia, intercultura, tradizioni, storia e monumenti, angolo del mistero
venerdì, 31 ottobre 2008
Happy Halloween!!!

 

Halloween Great Pumpkin

postato da: Vocefranca alle ore 12:23 | Permalink | commenti
categoria:
giovedì, 30 ottobre 2008
Consuelo de Saint-Exupéry: Memorie della Rosa
Molti di voi avranno conosciuto le avventure dello scrittore/aviatore Antoine de Saint-Exupéry narrate in Volo di Notte o nel Corriere del Sud, ma quanti di voi hanno colto il mistero della "rosa" del Piccolo Principe?
 
Nel 1993, il manoscritto di Consuelo, la moglie di Saint-Exupéry, torna alla luce in Francia ed insieme ad esso, dai bauli rientrati dall’esilio americano della coppia, riemerge la fitta trama di piccole grandi avventure ed emozioni che hanno ammantato di mistero la loro vita.
 
Il romanzo, narrato in prima persona da Consuelo, ci conduce attraverso un vero e proprio viaggio tra terre straniere, alimento irrinunciabile per l’infaticabile aviatore, e pieghe dell’animo umano.
Antoine viene dipinto come un uomo impetuoso, romantico, volubile e fragile, un eterno adolescente in cerca di forti emozioni.
 
La sudamericana Consuelo, è reduce da due matrimoni che la lasciarono vedova, prima di uno sconosciuto, diceva lei "morto in una rivoluzione", poi del giornalista e scrittore guatemalteco Enrique Gòmez Carrillo, dal quale erediterà anche l'apertura dei salotti intellettuali di tutto il mondo.
 
L’amore tra Saint-Exupéry e Consuelo Suncin Sandoval esplode in terra argentina, per poi proseguire il suo “volo” in un crescendo di nevrosi e gelosie, continuamente alimentate dalle relazioni extra coniugali e dall’egoismo esasperato di Antoine.
Consuelo sopporta stoicamente il carattere libertino e misantropico del marito, ma le continue prove a cui viene sottoposta la spingono più di una volta sull’orlo del baratro.
 
La guerra e i circoli letterari fanno da cornice e contrappunto al rapporto tra i due che pare strettamente legato alle vicende aeronautiche di Antoine, fatte di voli spettacolari, quanto di drammatiche cadute, che provocheranno profonde cicatrici nel corpo e nell’animo di entrambi.
 
Consuelo rimane, nonostante tutto, il faro e la musa di Antoine, che a lei dice: “Voglio che perdiate tutto, per offrirvi con le mie mani ogni cosa che possiederete” e lei accetta, lo sposa e ad ogni sua partenza perde tutto per poi riconquistarlo con infaticabile coraggio e amore, conscia, come lei stessa afferma che “ Essere la moglie di una aviatore è un mestiere, essere la moglie di uno scrittore è un sacerdozio”.
 
Antoine de Saint-Exupery precipita nel Tirreno, in circostanze non del tutto chiare, dopo essere decollato da una base della Corsica, in direzione Lione, il 31 luglio 1944, lasciando così alla sua "rosa" l’ultima favola da raccontare, quella della loro tumultuosa e singolare storia d’amore.
postato da: Vocefranca alle ore 23:44 | Permalink | commenti
categoria:amici dei libri
mercoledì, 29 ottobre 2008
Vilafranca di Verona: La Posta è mobile....


Da mesi ormai l'ufficio postale di Via Napoleone III, sta "parcheggiato" esattamente dietro gli uffici normalmente ad esso preposti.....

Lungi dall'essersi convenzionate con il servizio a domicilio di Maria De Filippi, le poste sono state costrette a trasferirsi su '"unità mobile" a causa dei lavori di ristrutturazione a cui sono stati sottoposti gli uffici.

Posta sul Tir 1


Purtroppo questa soluzione, che è ormai lontana dall'aggettivo "temporanea", sta creando non pochi disagi, non essendo presente un adeguato spazio d'attesa per gli utenti e trovandoci ora alle porte della stagione invernale.
Lo spazio, all'interno del tir è assolutamente esiguo, vi stanno a malapena contemporaneamente una quindicina di persone, mentre le altre sono spesso costrette ad attendere sugli scomodi scalini esterni o a rinunciare all'impresa....provate quindi ad immaginare quello che accade nei giorni di pagamento delle pensioni......
Le scalette d'accesso ed uscita sono piuttosto pericolose, soprattutto per gli anziani, oltre che ripide e scivolose, per non parlare poi del caso in cui si tratti di un utente a ridotta mobilità (per i quali esiste comunque un pulsante per la chiamata dell'assistenza).
All'interno, le impiegate fanno del loro meglio per velocizzare le operazioni, ma si trattta pur sempre di una quantità di sportelli pari circa alla metà di quelli normalmente attivi all'interno degli uffici ora inagibili.

Nonostante la situazione sia quindi piuttosto rocambolesca, c'è da dire che, mancando sul tir l'infernale macchinetta "rilascia-numero-d'attesa-a-seconda-del-servizio" , le operazioni sono più chiare e fluide e le persone si susseguono ordinatamente una all'altra, senza rischio di "salto della coda" , anche perchè mancherebbe lo spazio fisico per poterlo fare!

postato da: Vocefranca alle ore 20:18 | Permalink | commenti
categoria:news, villafranca
mercoledì, 29 ottobre 2008
Biblioteca di Villafranca: Ventimila Leghe sotto i Mari

 

Villafranca di Verona da luglio 2008 è sprovvista di un servizio di prestiti e lettura libri.

La vecchia sede della Biblioteca in Corso Vittorio Emanuele è stata completamente dismessa a favore del trasloco presso la nuova struttura di Villafranchetta.
Peccato però che l'avveniristica cupola di vetro della nuova biblioteca, si sia di fatto trasformata in una specie di boccaporto a causa dei continui allagamenti che hanno invaso il piano terra del nuovo edificio, fatto che ha portato alla chiusura dello stabile in attesa della perizia dei tecnici.

Biblio sotto i mari

Potrebbe essere che il libro di Jumanji stia prendendo possesso dell'ambiente, come altrettanto potrebbe trattarsi di uno spettacolare rientro in scena del Capitano Nemo....tuttavia al momento si rimane ancora in attesa di sapere se la nuova sede possa essere idonea ad accogliere l'attività bibliotecaria o, in caso contrario, quando e dove i cittadini potranno nuovamente usufruire di un servizio tanto utile per la cultura quanto indispensabile per l'immagine della città stessa.

postato da: Vocefranca alle ore 00:22 | Permalink | commenti
categoria:news, amici dei libri, villafranca
sabato, 25 ottobre 2008
Ljubljana la magica
            03112007421_b     3 Ponti


L’eroe greco Giasone la fondò, sconfiggendo il temuto drago che ne custodiva il possesso, protetto dalle sue paludi, e l’architetto Plecnik le ha donato la sua odierna immagine, rinnovando e progettando i suoi ponti e le affascinanti passeggiate lungo il corso del fiume.
Stiamo parlando di Ljubljana, capitale della Repubblica Slovena e soglia mitteleuropea per il passaggio dai Balcani all’Oriente.
   

   La Torre_1b  Centro Merkur_b  Bovindo_b
 
L’ antica Emona, così chiamata durante la dominazione romana, cattura il viaggiatore conducendolo attraverso millenni di storia splendidamente amalgamati dalla cornice liberty delle sue architetture.
Si va dal centro storico con il Castello Medievale, alle facciate barocche dei palazzi, ai ponti che ne punteggiano il corso del fiume, al Parco Tivoli, all’Art Nouveau di fine 800.
             

               Tivoli 2_b     Accademia Filarmonica_b

La Città dell’amore, (dalla radice del nome ljub = liebe), è un centro fervente di attività culturali che ruotano intorno ad una delle più vecchie Filarmoniche europee, all’Università, alla Biennale di Arte Grafica e a numerose Gallerie d’Arte.

                        Università_b        Ambasciata USA_b 
 
Storia antica e moderna si intrecciano lungo le bancarelle del pittoresco mercato centrale, che si snoda lungo il corso del fiume, dove le ternovcanka, le signore di Ternovo (quartiere campestre alle porte di Ljubljana), arrivano di primo mattino con il carretto carico di verdure e costituiscono una vera e propria attrazione.

  Ponte dei Calzolai_b Il Lampadario_b  Red Boots_b
 

Girovagando per la città, tra palazzi moderni e affascinanti bovindi, si è accompagnati da impassibili draghi e spettacolari graffiti, da caffè in perfetto stile austriaco e negozietti degni di una piccola Piccadilly (senza dimenticarsi poi del BTC, una vera e propria cittadina dello shopping), da una miriade di volti che hanno trovato nell’interculturalità l’emblema della propria magia.
 
In pieno stile mitteleuropeo, la cucina di Ljubljana è un mix di sapori ai quali fanno da splendido contorno i tavolini bohémien affacciati sul fiume e le inaspettate atmosfere decorative celate dietro le facciate apparentemente spoglie di stile socialista.


Osteria_b Abbaino_edited-b Il Drago sulla Città_b
 

Tra i prossimi eventi in programmazione in questa fervida città desidero segnalare l’International Film Festival Liffe che si svolgerà dal 12 al 23 novembre e il cui principale  capitolo  quest’  anno  sarà  dedicato  al   filone Perspectives (
http://www.liffe.si/filmski-festival).
 
               

               Graffiti_edited-1b    03112007454_b
 
 
 
 
postato da: Vocefranca alle ore 20:20 | Permalink | commenti
categoria:viaggi, news, fotografia, intercultura, cinema e film festival, storia e monumenti
venerdì, 24 ottobre 2008
Cœur d'Artichaut
Carciofo in Pizzeria Da Paolo
postato da: Vocefranca alle ore 14:02 | Permalink | commenti
categoria:fotografia
mercoledì, 22 ottobre 2008
Viky Cristina Barcelona

Set spagnolo, ma atmosfere pienamente introspettive per la nuova pellicola di Woody Allen, magistralmente dominata da Penelope Cruz e Javier Bardem e giustamente colorita con il tocco newyorkese della musa di Allen, Scarlett Johansson.

La pellicola si svolge inizialmente quasi al ritmo delle slide rappresentanti le immagini di viaggio delle due amiche turiste (Johansson e Hall), la prima alla ricerca dei propri "desiderata", la seconda a caccia della vera identità, non solo quella catalana studiata nel suo master.

Il racconto è narrato da una voce fuori campo che per certi aspetti ricorda le atmosfere Guareschiane alla Don Camillo e Peppone solo che qui, al posto del grande fiume, c'è una Barcellona che emerge attraverso il lato artistico di Gaudì e Mirò.

Cristina (Scarlett Johansson) è come una spugna, assorbe tutto ciò che la circonda cercando, attraverso l'obiettivo della fotocamera, di ricomporre il puzzle dei propri obiettivi.
Le fotografie di Cristina non ci verranno infatti mostrate fino all'intervento di Maria Elena (una sfolgorante Penelope Cruz), la quale aiuterà Cristina a scendere più in profondo al proprio io (vedi anche la metafora della macchina reflex che va a sostituire la digitale).

Quando Cristina conosce Juan Antonio, notiamo che le immagini ci propongono sempre la maglia del pittore intrisa di colori, senza farci però vedere nessuna opera in fieri...la tela è lei stessa, è Cristina, è lei che viene plasmata e si evolve anche attraverso il contatto con Maria Elena.
Cristina rappresenta la "mezza tinta", quel "nonsochè" che ridà profondità al quadro e alla relazione stessa tra Juan Antonio e la ex moglie Maria Elena.

La seconda parte del film è assolutamente incentrata sul fluire degli stati d'animo dei protagonisti.
La scenografia viene "schiacciata" dalle loro figure e dai loro primi piani.

Se Cristina rappresenta la tela, Viky è il colore pronto ad esplodere al sapiente comando dell'artista;
la vita "in tubetto" rappresentata dal futuro matrimonio sembra stravolgersi completamente e dar vita pian piano ad un nuovo disegno...
Con Viky ammiriamo l'opera compiuta, "spalmata" sulla tela ed è proprio lei a riconoscere immediatamente il quadro di Maria Elena e di nuovo lei a divenirne eco di follia, proprio lei, apparentemente così misurata e razionale....

"Denis de Rougemont ha scritto che l'amore corrisposto non è romantico"

 

 

 

 

 

postato da: Vocefranca alle ore 23:18 | Permalink | commenti
categoria:news, cinema e film festival
martedì, 21 ottobre 2008
Le mani: Impronte nella Storia
Le mani, simbolo panculturale che da millenni accompagna e scandisce il cammino dell’uomo.
Mano_Santa Cruz Argentina
Mano_Francia ChauvetTroviamo le impronte della mano impresse sulle rocce della Francia, della Spagna, dell’Africa, dell’Australia,….oltre che in una serie di manufatti appartenenti trasversalmente a molteplici culture.
 

Mano Grande Buddha_CinaIl primo problema da risolvere è capire il messaggio vero delle mani in generale.
Sono preghiere, richieste di aiuto, testimonianze di presenza in luoghi sacri, ex voto?
Alcune scritture geroglifiche come quella egizia, maya o azteca utilizzavano spesso la mano per simboleggiare l'azione.

Mani Pre Tehuenche_Patagonia

L'etimografia della lingua cinese, svolta soprattutto con lo studio dei caratteri su bronzo, mostra come la mano sia spesso parte di ideogrammi, ad esempio per le parole "finestra" o "pennello/pittura".
 
La mano di Fatima, dal nome della figlia preferita di Maometto, esprime il legame tra due Mano_de_fatimafunzioni umane essenziali: il vedere/l'osservazione e il fare/l'azione. Insieme, queste due abilità rappresentano l'unione simbolica più efficace degli ideali dell'esistenza umana: l'onniscienza e l'onnipotenza. Il simbolo è diffuso in gran parte del mondo. Nel mondo arabo ed ebraico, rappresenta un amuleto potente contro il malocchio, utile per scacciare la negatività. Viene dipinto sulle porte delle case come simbolo di buona fortuna. Nelle tradizioni popolari ebraiche ed arabe assume una funzione oltre che religiosa anche protettrice, taumaturgica ed è oggetto di riti e di frasi rituali. Il simbolo della mano risale (in area magrebina) almeno all'8000 a.C. , e come molti altri simboli preistorici è stato "assorbito" dalla religione attuale. Era comunque da sempre associato a virtù protettive.
 
Nella città neolitica di Catalhuyok (la più antica città al mondo dopo Gerico) in Turchia è stato ritrovato un affresco dedicato alla Grande Madre e a sua figlia, datato circa 6100 a.C. le cui decorazioni sono file e file di mani con l'occhio. Nella cultura turca, questo amuleto è molto presente. Spesso è realizzato in vetro blu e viene appeso vicino alle culle o sulle porte. Ritroviamo lo stesso motivo anche in Cina, durante la dinastia Shang (1480-1050 ca. a.C.) e la prima dinastia Chou (1122-221 a.C.).
 
In Tibet, ammiriamo le bellissime immagini della Dea Bianca Tara, Dea della compassione, Madre Divina, le cui mani riportano al centro un occhio (ne ha 7 in tutto, sparsi per il corpo).
 
La mano occupa un posto importante anche nel cristianesimo. Il nuovo testamento descrive Gesù Cristo risuscitato che prova la sua identità ai suoi discepoli mostrando loro le stigmate.
 
La mano è al centro di alcune danze tradizionali come quelle indiane, andaluse, indonesiane,…
In numerose culture, i sovrani hanno dei bastoni di comando che rappresentano delle mani.
Nell'araldica, la mano chiusa significa il segreto e la mano aperta la fiducia.
 
Tra le più recenti testimonianze troviamo le impronte lasciate da cavalieri crociati che, prima di partire per la Terrasanta, visitavano i santuari per invocare la protezione divina, lasciavano un' impronta graffita su un muro e, se tornavano sani e salvi, andavano a incidere la seconda per grazia ricevuta.
 
Jean Clottes, conservatore generale del patrimonio preistorico francese, ritiene che non sia tanto il risultato del dipinto che interessava a chi lasciava l' immagine, ma piuttosto la magia che scaturiva dell' operazione: la mano e la pietra, ricoperte dallo stesso pigmento, facevano corpo unico, diventavano la stessa materia; poi, quando la persona toglieva la mano dalla parete, l' immagine della sua mano - l' icona stessa dell' individuo - sembrava passare dall' altra parte della roccia, per entrare nel mondo degli spiriti.
Si è inoltre scoperto che le donne erano protagoniste attive nelle cerimonie che si svolgevano nelle grotte e questo rende del tutto plausibile l' ipotesi che fossero anche autrici di molti dei dipinti di animali che ornano le pareti delle antiche caverne.

Mani_Indonesia Gua Masri

A rivelare questa realtà inaspettata è stata la scoperta di impronte di mani        femminili nelle grotte preistoriche, come per esempio in quella di Gua Masri in Indonesia.
 

Manos_de_Gargas_Francia

Nella Grotta di Gargas, in Francia, vi sono circa 150 impronte di mani di cui ben 124 sinistre, e questo è stato interpretato come la prova che anche nella preistoria il mancinismo fosse un' eccezione (la destra era impegnata nell' esecuzione). Qualcuno ritiene però che tanta disparità nasconda motivazioni di carattere rituale e questo sembra provato anche dal fatto che le mani sinistre
si trovano tutte sulle pareti di sinistra - rispetto a chi entra nella caverna, mentre le destre sono sulle pareti di destra.
A tale proposito alcuni hanno fatto notare che in molte culture la mano sinistra è associata al femminile e la destra al  maschile.
 

Mani_Irlanda Claddagh

Mani con probabile valore apotropaico e iniziatico sono state ritrovate sulle Alpi Apuan, in Libia, in Argentina, e bene noto è giunto fino ai giorni nostri il simbolo del Claddagh Irlandese composto da due mani che tengono un cuore sormontato da una corona, a simboleggiare amore lealtà ed amicizia.
 

Le mani sembrano posarsi empaticamente sulle pietre che hanno consolidato il nostro cammino, divenendone contemporaneamente segno e simbolo immanente e trascendente, da “La Creazione” di Leonardo sino alle moderne impronte sulla Walk of Fame di Hollywood, o allo spot di una nota casa auomobilistica dove Richard Gere lascia le sue impronte nella neve accanto a quelle di un bimbo tibetano.....

Mani_Leonardo La Creazione

 
Le più belle poesie
si scrivono sopra le pietre
coi ginocchi piagati
e le menti aguzzate dal mistero.
Le più belle poesie si scrivono
davanti a un altare vuoto,
accerchiati da argenti
della divina follia…
(Alda Merini, da "La Terra Santa" 1983)
 
 

 

postato da: Vocefranca alle ore 16:03 | Permalink | commenti
categoria:viaggi, news, intercultura, tradizioni, storia e monumenti, angolo del mistero
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