

MILANO - Mezzo milione di lettere ricevute, 40 mila pubblicate sul web, 140 mila visitatori, metà dei quali dall'estero, e più di 80 pizze in giro per il mondo: sono i numeri di , il forum di Beppe Severgnini su , che ieri - 3 dicembre 2008 - ha festeggiato i dieci anni di vita. Un record di longevità, per un esperimento lanciato quando la parola Internet faceva ancora storcere il naso a Leggi ancora...
Sabato 6 Dicembre 2008



"Che si tenga il massimo della documentazione - che si facciano filmati -
che si registrino i testimoni - perchè, in qualche momento, durante la storia,
qualche idiota potrebbe sostenere che tutto questo non è mai successo! "



"Nel momento in cui ho messo piede sul vecchio continente, ho capito che amavo ancora il mio paese nonostante le sofferenze patite. E ho capito che un giorno avrei fatto il lavoro di ... dialogare non solo con i superstiti del genocidio ruandese del 1994, ma anche con i boia. E cercare di mettere questi due dialoghi in prospettiva cioè, per quanto possibile, fare comunicare il boia con la vittima. Perché? Perché ne va della dignità del popolo ruandese. Non ci sarà riconciliazione senza giustizia, certo, ma non ce ne sarà neppure se i boia saranno demonizzati in blocco. Ciò che ho capito ... è che tra i boia, alcuni sono vittime dell'essere boia..."
L'incontro avrà luogo venerdì 21 novembre alle ore 21 presso il Municipio di Sommacampagna, al primo piano di Palazzo Terzi.
















Da mesi ormai l'ufficio postale di Via Napoleone III, sta "parcheggiato" esattamente dietro gli uffici normalmente ad esso preposti.....
Lungi dall'essersi convenzionate con il servizio a domicilio di Maria De Filippi, le poste sono state costrette a trasferirsi su '"unità mobile" a causa dei lavori di ristrutturazione a cui sono stati sottoposti gli uffici.

Purtroppo questa soluzione, che è ormai lontana dall'aggettivo "temporanea", sta creando non pochi disagi, non essendo presente un adeguato spazio d'attesa per gli utenti e trovandoci ora alle porte della stagione invernale.
Lo spazio, all'interno del tir è assolutamente esiguo, vi stanno a malapena contemporaneamente una quindicina di persone, mentre le altre sono spesso costrette ad attendere sugli scomodi scalini esterni o a rinunciare all'impresa....provate quindi ad immaginare quello che accade nei giorni di pagamento delle pensioni......
Le scalette d'accesso ed uscita sono piuttosto pericolose, soprattutto per gli anziani, oltre che ripide e scivolose, per non parlare poi del caso in cui si tratti di un utente a ridotta mobilità (per i quali esiste comunque un pulsante per la chiamata dell'assistenza).
All'interno, le impiegate fanno del loro meglio per velocizzare le operazioni, ma si trattta pur sempre di una quantità di sportelli pari circa alla metà di quelli normalmente attivi all'interno degli uffici ora inagibili.
Nonostante la situazione sia quindi piuttosto rocambolesca, c'è da dire che, mancando sul tir l'infernale macchinetta "rilascia-numero-d'attesa-a-seconda-del-servizio" , le operazioni sono più chiare e fluide e le persone si susseguono ordinatamente una all'altra, senza rischio di "salto della coda" , anche perchè mancherebbe lo spazio fisico per poterlo fare!
Villafranca di Verona da luglio 2008 è sprovvista di un servizio di prestiti e lettura libri.
La vecchia sede della Biblioteca in Corso Vittorio Emanuele è stata completamente dismessa a favore del trasloco presso la nuova struttura di Villafranchetta.
Peccato però che l'avveniristica cupola di vetro della nuova biblioteca, si sia di fatto trasformata in una specie di boccaporto a causa dei continui allagamenti che hanno invaso il piano terra del nuovo edificio, fatto che ha portato alla chiusura dello stabile in attesa della perizia dei tecnici.

Potrebbe essere che il libro di Jumanji stia prendendo possesso dell'ambiente, come altrettanto potrebbe trattarsi di uno spettacolare rientro in scena del Capitano Nemo....tuttavia al momento si rimane ancora in attesa di sapere se la nuova sede possa essere idonea ad accogliere l'attività bibliotecaria o, in caso contrario, quando e dove i cittadini potranno nuovamente usufruire di un servizio tanto utile per la cultura quanto indispensabile per l'immagine della città stessa.







Set spagnolo, ma atmosfere pienamente introspettive per la nuova pellicola di Woody Allen, magistralmente dominata da Penelope Cruz e Javier Bardem e giustamente colorita con il tocco newyorkese della musa di Allen, Scarlett Johansson.
La pellicola si svolge inizialmente quasi al ritmo delle slide rappresentanti le immagini di viaggio delle due amiche turiste (Johansson e Hall), la prima alla ricerca dei propri "desiderata", la seconda a caccia della vera identità, non solo quella catalana studiata nel suo master.
Il racconto è narrato da una voce fuori campo che per certi aspetti ricorda le atmosfere Guareschiane alla Don Camillo e Peppone solo che qui, al posto del grande fiume, c'è una Barcellona che emerge attraverso il lato artistico di Gaudì e Mirò.

Cristina (Scarlett Johansson) è come una spugna, assorbe tutto ciò che la circonda cercando, attraverso l'obiettivo della fotocamera, di ricomporre il puzzle dei propri obiettivi.
Le fotografie di Cristina non ci verranno infatti mostrate fino all'intervento di Maria Elena (una sfolgorante Penelope Cruz), la quale aiuterà Cristina a scendere più in profondo al proprio io (vedi anche la metafora della macchina reflex che va a sostituire la digitale).
Quando Cristina conosce Juan Antonio, notiamo che le immagini ci propongono sempre la maglia del pittore intrisa di colori, senza farci però vedere nessuna opera in fieri...la tela è lei stessa, è Cristina, è lei che viene plasmata e si evolve anche attraverso il contatto con Maria Elena.
Cristina rappresenta la "mezza tinta", quel "nonsochè" che ridà profondità al quadro e alla relazione stessa tra Juan Antonio e la ex moglie Maria Elena.

La seconda parte del film è assolutamente incentrata sul fluire degli stati d'animo dei protagonisti.
La scenografia viene "schiacciata" dalle loro figure e dai loro primi piani.
Se Cristina rappresenta la tela, Viky è il colore pronto ad esplodere al sapiente comando dell'artista;
la vita "in tubetto" rappresentata dal futuro matrimonio sembra stravolgersi completamente e dar vita pian piano ad un nuovo disegno...
Con Viky ammiriamo l'opera compiuta, "spalmata" sulla tela ed è proprio lei a riconoscere immediatamente il quadro di Maria Elena e di nuovo lei a divenirne eco di follia, proprio lei, apparentemente così misurata e razionale....
"Denis de Rougemont ha scritto che l'amore corrisposto non è romantico"

Troviamo le impronte della mano impresse sulle rocce della Francia, della Spagna, dell’Africa, dell’Australia,….oltre che in una serie di manufatti appartenenti trasversalmente a molteplici culture.
Il primo problema da risolvere è capire il messaggio vero delle mani in generale. 
funzioni umane essenziali: il vedere/l'osservazione e il fare/l'azione. Insieme, queste due abilità rappresentano l'unione simbolica più efficace degli ideali dell'esistenza umana: l'onniscienza e l'onnipotenza. Il simbolo è diffuso in gran parte del mondo. Nel mondo arabo ed ebraico, rappresenta un amuleto potente contro il malocchio, utile per scacciare la negatività. Viene dipinto sulle porte delle case come simbolo di buona fortuna. Nelle tradizioni popolari ebraiche ed arabe assume una funzione oltre che religiosa anche protettrice, taumaturgica ed è oggetto di riti e di frasi rituali. Il simbolo della mano risale (in area magrebina) almeno all'8000 a.C. , e come molti altri simboli preistorici è stato "assorbito" dalla religione attuale. Era comunque da sempre associato a virtù protettive.


Le mani sembrano posarsi empaticamente sulle pietre che hanno consolidato il nostro cammino, divenendone contemporaneamente segno e simbolo immanente e trascendente, da “La Creazione” di Leonardo sino alle moderne impronte sulla Walk of Fame di Hollywood, o allo spot di una nota casa auomobilistica dove Richard Gere lascia le sue impronte nella neve accanto a quelle di un bimbo tibetano.....
